Assedio del Colle
Assedio del Colle

ALLA LUCE DELL’”ACCENNO” AL GOLPE, PERPETRATO CON L’ASSEDIO DEL COLLE, IL “QUARTO STATO” DI PELLIZZA DA VOLPEDO, PIU’ RENZI, GRILLO E CACCIARI

A pensarci bene, ha dell’incredibile che solo noi, che, per altro, non siamo affatto visionari, noi modesta voce d’informazione ”appollaiata” su un’isoletta della Maremma, anziché biblicamente clamantis in deserto, almeno stando alla lettura dei giornali ed alle informazioni d’agenzia, ci si sia accorti del fatto, inusitato quanto ineccepibile che in Italia, per la prima volta, dalla fine della guerra e, fatta salva ogni riserva sulle oscure “vicende” del tentato golpe di De Lorenzo, si sia formalmente e sostanzialmente accennato ad un colpo di Stato.

Colpo di Stato, perpetrato, di fatto, attraverso i comportamenti più che attraverso le formali proclamazioni, da molteplici esponenti politici, deputati e senatori, uomini e donne di diverse forze politiche, d’opposizione e di governo, e non già, quello del tutto inesistente che però, quale gossip diventato immediatamente di moda, sulla stampa e sulla bocca di tutti, s’identifica nella scaramuccia verbale, intrapresa da Grillo e da Renzi, in merito alla figura ed all’agire di Giorgio Napolitano.

Quest’ultima, paventata accusa di tentato o realizzato Colpo di Stato, di cui sarebbe, appunto, autore Giorgio Napolitano,  è solo ed esclusivamente  una farsa, un chiacchiericcio estivo, senza senso e costrutto, che di bocca in bocca, a vantaggio dell’audience, rimbalza dalle pagine della stampa a quelle di radio e telegiornali perennemente in onda su spiagge ed “alpestri”, ricchi di frescure e di funghi.

Il primo, invece, ancorché si faccia finta di non accorgersi che sia accaduto, seppure piuttosto improvvisato, abborracciato ed un po’ cialtronesco nel modo d’attuarlo, ha tutte le connotazioni, siccome un diamante grezzo, quantomeno d’un accenno ad un vero e proprio “Colpo di stato”.

Infatti “Il quarto Stato”, che ieri abbiamo volutamente chiamato Popolo, con la sua oleografica rappresentazione di lavoratori, volti assolati, atteggiamenti e vesti acconci alla condizione sociale identitaria, che procede verso un futuro di speranze, con i bambini in braccio, i capelli sciolti, i seni rigonfi di latte, ancorché sembri, a colpo d’occhio e nell’insieme, simile a quell’”accolta” scomposta che ha assediato il Quirinale, nella sostanza è ben altro.

Questo è il simbolo dell’avvenire,  ancorché, poi, i lavoratori, non l’abbino mai conquistato in pieno com’era nelle loro aspettative, mentre quell’accozzaglia di politici ed onorevoli, che vociavano contro Napolitano, rappresentano solo se stessi ed un passato da superare e  dimenticare, in quanto sono gli epigoni d’un sistema che li ha sempre egoisticamente  gratificati e che ora gli sta fuggendo di mano.

Avremmo voluto vedere cosa avrebbero fatto le Forze dell’ordine se il Popolo vero,  appunto “IL Quarto Stato”, l’altro ieri avesse cinto d’assedio il Quirinale, invece di starsene, com’è avvenuto, sostanzialmente in disparte a guardare cosa mai stesse accadendo.

Siamo certi che l’ingresso del Colle sarebbe stato presidiato con armi e cavalli di frisia, i Corazzieri, a cavallo  con lancia in resta, ed i Carabinieri, con le sciabole sguainate, perché, vivaddio!, ancorché non fisicamente si stava comunque facendo violenza al Capo dello Stato Repubblicano.

A Giorgio Napolitano che, fin’ora, sobbarcandosi di nuovo l’onere di un altro settennato (non a caso Ciampi, consapevole di quanto gli sarebbe costato assolvere un nuovo mandato, a suo tempo, aveva rifiutato ogni ipotesi di ricandidatura), altro non ha fatto che attenersi diligentemente alla Costituzione,  per fortuna ancora vigente, non ostante l’oltraggio, a suo tempo, usatole attraverso la riforma, compiuta a stretta maggioranza, dell’articolo 5°.

Fatto sta che, in quest’epoca di appenings politici ad oltranza, di connotazione sostanzialmente picaresca (vedansi soprattutto La Lega ed i 5 Stelle), in cui ciascuno la vuole cotta o la vuole cruda a seconda della propria irrefrenabile libido,strafregandose del pensiero e delle libertà degli altri, non solo le forze dell’ordine non sono intervenute, ma la stampa, ovvero uno dei presidi fondamentali delle libertà conclamate di pensiero e d’espressione, sanciti dalla Costituzione, cui spesso s’appella, non solo, come le tre scimmiette dei “gialli” non ha udito, non ha visto e non ha parlato di ciò che significasse e mettesse a rischio  il premeditato “assedio” al Quirinale, ma s’è gettata, senza ritegno, sulle battute e sui lazzi di Grillo e di Renzi, che, come giullari, fanno finta di contendersi le sorti della Democrazia, parlando, anzi sproloquiando, di “Colpo di Stato” di “Colpetto”, di “Colpo di sole “ etc.

Ma la gente, non ostante i due Guasconi producano ogni sforzo per suscitare ilarità, non ride affatto.

Non ride perché, mentre i “duellanti” credono di sfiorettare con i loro calembours  da “Carro dei Tespi”, senza cogliere la gravità del momento, non s’avvedono che in giro, con torbidi propositi, e dietro l’usbergo d’una falsa ingovernabilità, asserita, a partire dalla sua discesa in campo, ad ogni piè sospinto da Berlusconi, già s’affacciano pericolosi disegni autoritari quanto intolleranti della Democrazia, siccome è “disegnata” nella Costituzione Repubblicana.

Quel che asserisce Grillo è fuffa, rispetto al tronfio, quanto pericoloso spettacolo che s’è dato con l’assedio al Colle.

Spettacolo che, se tanto dà tanto, potrebbe anche preludere ad altre “mosse” pericolose atte ad indurre Giorgio Napolitano alle dimissioni.

Ragion per cui, in perfetta assonanza con il Colpo, il Colpetto ed il Colpo di Sole, ci sentiamo autorizzati a dire che riteniamo  Colpevole di vilipendio delle istituzioni, l’uno, e Colpevole di vilipendio del Popolo sovrano, l’altro.

Il primo, perché, dimenticandosi, più che spesso, di non trovarsi nelle penombre d’un cabaret, straparla, “a raffica” od a “bischero sciolto”, come si dice in Maremma, di cose molto più grandi di lui e della sua ferma volontà d’imporsi, sempre e comunque, come sul palcoscenico, invece d’impegnarsi in un’opera di consolidamento delle Democrazia, della Giustizia e della Libertà, in corrispondenza ai desiderata dei tanti che gli hanno dato il voto, pervasi di profonde speranze di rinnovamento.

Il secondo, perché come il miles gloriosus di palutina o plautiana memoria, le spara grosse giorno dietro giorno, non arrivando mai al dunque, bensì rilanciando ogni volta verso sempre più improbabili  traguardi futuri, ovvero senza attardarsi una sola volta a verificare l’attuazione di almeno uno dei suoi tanto strombazzati proponimenti (fatti naturalmente salvi gli 80 Euro, che sono una goccia nel mare e che  solo per reperirli Padoan è stato praticamente costretto a quasi “incasinare” i conti pubblici).

Per Renzi, inoltre, che tanto strombazza, ci vorrebbe un cittadino qualunque che, nel silenzio e nell’ammirazione generale, l’apostrofi alla stregua di come avvenne per lo spaccone  de “Il millantatore” di Esopo,  che asseriva d’aver compiuto, a Rodi, gesta atletiche incommensurabili.

Quel cittadino, infatti, insofferente di tanta millanteria, ebbe il coraggio di dirgli icasticamente in faccia: Hic Rodus! Hic salta!”, che, tradotto ad usum Delphini, secondo il Duca di Montausier, significa “Bene!. Fai conto che ci troviamo a Rodi e fai vedere cosa sai veramente fare!”.

A dire il vero, anche se, nella fattispecie, non si tratta d’un cittadino qualunque, bensì d’un eminente filosofo, ieri sera qualcosa di simile l’ha detto il professor Cacciari, allorché all’ultima domanda dell’intervistatore di “RaiNews 24” (assente purtroppo Renzi), con lo sguardo fisso alla telecamera e con toni infuocati, da incazzato qual era per i minuti persi a rispondere a domande troppo scontate per meritare risposte tranquille, ha avuto l’ardire di gridare pressappoco: “Lo vuole intendere o no, Renzi, che della Riforma del Senato, al cospetto dei tanti, gravi ed urgenti problemi del Paese, agli Italiani non importa un “Ca..o!!” ?