
Dal 2002 ogni estate al Giglio: "Ho visto cambiare l'isola, non sempre in meglio"
A 38 anni, correva l'anno 2002, ho iniziato a frequentare ogni estate l'isola, precisamente in località Campese, dove dagli anni settanta la famiglia di mia moglie possiede un piccolo appartamento. Ho viaggiato in tantissime località di mare nel mediterraneo, nei caraibi e oceano indiano e posso dire che quest'isola non ha nulla da invidiare a località più esotiche quanto a bellezza ... ma forse su altri aspetti probabilmente non potrei avere la medesima convinzione. In quasi un quarto di secolo che frequento il Giglio ho visto tanti cambiamenti, com'è nell'ordine naturale delle cose, ma non tutti condivisibili e soprattutto a discapito della fruibilità e godimento di questa meraviglia della natura.
Mi confortano in questa valutazione, avendo il dubbio di essere forse eccessivamente severo o critico vista la mia incipiente senilità, le lamentele di tanti abitanti ed operatori economici che ogni anno mi riferiscono di una profonda mutazione nelle abitudini e tipologia di turisti che approcciano l'isola (oltre che una costante litania della diminuzione costante delle presenze, dato che prendo con beneficio d'inventario non avendo riscontri oggettivi al riguardo).
Mi si racconta che qualche decennio fa l'isola era meta di un turismo niente affatto "mordi e fuggi" ma consolidato e ricorrente tanto da aver invogliato molti ad acquistare un appartamento per la classica casa al mare. Mi si racconta di possibilità di godere, oltre alle bellezze naturali, anche di intrattenimento e vita notturna che oggi sono solo un pallido ricordo (su tutte un piano bar con ristorante in località Cannelle) o di un paio di discoteche in località Castello e Campese. Oggi, pur non essendo mai stato un amante delle discoteche, vedo i giovani che frequentano l'isola avvolti nel loro mondo virtuale e qualcun'altro che tenta di sfuggire all'assenza di intrattenimenti mangiando in gruppo, quale estremo divertimento, una pizza sulla spiaggia. Comprendo questo status quo come lodevole scelta fatta in passato di preservare l'isola dalle orde che invadono altre località (da romano ho pena per la fine che ha fatto l'isola di Ponza frutto di una scelta diametralmente opposta), ma come non chiedersi se forse si è un po' esagerato?
A volte penso che ci sia stata una regia attentissima nel determinare quanto oggi vediamo: non sincronizzare le partenze degli autobus con l'arrivo dei traghetti, tassisti che ti guardano storto se chiedi di essere accompagnato a Campese (meno remunerativo che fare più volte nello stesso arco di tempo avanti e indietro dalla spiaggia di Cannelle o dal Castello) e dulcis in fundo estate 2026 un traghetto sostitutivo fatiscente, privo di aria condizionata, che in fase di accensione dei motori generava una nube nera dai balsamici effetti ... ovviamente allo stesso prezzo del traghetto "ufficiale". Altro elemento di riflessione ... per attraversare un braccio di mare di 11,5 miglia (in un'ora) un passeggero paga quanto fare la traversata da Napoli ad Ischia di circa 17 miglia.
Non volendo arrendermi a queste piccole "difficoltà", essendo amante del mare ed appassionato di pesca subacquea, qualche anno fa ho deciso di prendere un piccolo gommone di 4,5 metri confortato dalla consuetudine, all'epoca, di utilizzare il piccolo riparo che c'è alla torre del Campese (com'è noto la baia in questione, per un incredibile scherzo/ gioco della natura, è perfettamente orientata a maestrale e quando questo vento si presenta vi è poco da scherzare con ormeggio all'ancora, basta leggere le cronache che negli anni riferiscono di tante barche finite sugli scogli od in spiaggia ed affondate). Beh, che dire…lo specchio d'acqua citato nel tempo è stato dapprima terra di nessuno assimilabile alla baia della Tortuga (citazione non casuale avendo trovato più volte le cime di ormeggio sciolte volontariamente) e poi inderogabile esempio di rispetto di divieti che forse neppure il legislatore aveva più in memoria.
Ancora oggi leggo di residenti che scrivono su queste pagine di dubbi interpretativi sul divieto di accesso ai natanti e di bagnanti che lamentano, giustamente, la pantomima dell'accesso a motore facendo finta di utilizzare i remi. Ma un'ottimizzazione di quest'area, nel comune interesse dei bagnanti e dei turisti che desiderano un ricovero sicuro per la barca e godere appieno delle bellissime calette dell'isola, proprio no? Un semplice canale di atterraggio, come c'era qualche anno fa, a beneficio di tutti? Solo alla spiaggia di Caldane si può allestire, evidentemente in ragione degli interessi di chi opera con il trasporto dei bagnanti/paganti dal Porto? E gli operatori economici di Campese che perdono i potenziali clienti presenti sulle numerose imbarcazioni all'ancora in baia che non possono atterrare con i loro tender perché destinatari di fischiate degli addetti alla sorveglianza delle spiagge?
Dopo tanti anni, come credo molti che da tempo non vedo più al Giglio, quest'estate sono stato "spinto" ad andare altrove per le vacanze estive (in Sardegna con il mio gommone) e molto amaramente ho tastato la differenza.
Ps. : scrivo queste poche righe con profondo dispiacere nel solo intento di smuovere le coscienze e ridare a questa meravigliosa isola un po' di quello splendore che mi aveva colpito tanti anni fa.
Edmondo Bozzo
"Comprendo lo sfogo di Edmondo e dei commentatori, ma credo che la scelta di limitare i flussi incontrollati e la nautica selvaggia sia la vera salvezza dell'Isola del Giglio. Se guardiamo a cosa sono diventate altre mete estive prese d'assalto dal turismo caotico, c'è da esultare per la tutela della natura. Campese è una baia delicatissima: regolamentare gli ormeggi e limitare i motori serve a proteggere la balneazione in sicurezza e a mantenere la quiete che è il vero lusso del Giglio. *Tuttavia, difendere l'ambiente non significa accettare disservizi cronici o trasporti obsoleti. Anzi, per superare l'impasse senza snaturare l'isola, bisognerebbe avere il coraggio di pensare in grande con la mobilità sostenibile: perché non progettare, ad esempio, una funivia ecologica che colleghi Giglio Castello a Campese (e magari al Porto)? Una soluzione di questo tipo eliminerebbe il traffico su strada, risolverebbe il problema dei taxi introvabili o costosi, ridurrebbe drasticamente le emissioni dei bus e offrirebbe un panorama mozzafiato, riducendo l'impatto ecologico dei veicoli a motore. La conservazione della natura e l'efficienza dei servizi non sono nemici: il Giglio ha bisogno di una visione lungimirante che tolte le auto dalle strade valorizzi il territorio, invece di rassegnarsi al declino o ai disservizi."Sempre Cordialmente Salvatore
Gentile Edmondo come lei frequento l’isola del Giglio dal 2002 per di più proprio Campese (casualità) e come lei negli anni ho evidenziato al Comune e a giglio news quanto vedevo “sparire”: dal cinema all’aperto, alle discoteche (non ne siamo amanti ma ci vogliono!), ai taxi nella tratta Porto-Campese, al porticciolo… Ho 2 figli in età adolescenziale che seppur amanti del mare non possono vivere di solo mare (se per questo neanche noi). Quando lamenti che l’offerta si limita allo schiuma party mi saltano al collo Megawatt e gli organizzatori di tale evento… Mi è stato detto che se voglio un turismo di massa (cosa che il Giglio ha già tra l’altro e che massa) tutto locali e sevizi devo cambiare isola…ebbene lei ha avuto il coraggio di farlo e la capisco! Mi dispiace per il Giglio ha delle risorse inestimabili ma si vede che a nessuno interessa farlo fiorire, basti pensare al traghetto porta immondizia, che anche lei citava, a prezzi folli per giunta. Mi correggo non pensiamoci dimentichiamolo.
Edoardo come non condividere quanto scrivi. In tanti soffriamo a vedere questo gioiello deturpato persino della possibilità di accedere al suo splendido mare con un piccolo natante a Campese. Uno sfregio a chi ha casa e viene da decenni sull'isola per questo . Come non confrontare questo scempio con la gestione marittima attuata in qualsiasi località sarda o corsa. Ma la colpa è dei Gigliesi e delle scelte politiche fatte negli anni che hanno condotto a questa situazione paradossale disastrosa. Non cesso di sperare in una gestione turistica lungimirante che guardi a un target come il nostro come ad un tesoro ben piú prezioso del pollo da spennare in giornata, al turista mordi e fuggi. Non smetto di sperare in una gestione intelligente e illuminata da parte della Capitaneria di Porto che invece di eseguire sterili controlli dovrebbe farsi promotrice di riportare la situazione nautica di Campese in una sicurezza reale e non di facciata. È proprio tempo di fare gli interessi della gente, di chi ha una casa a Campese, dell'Isola
Beh anch'io ormai 80enne sono stato assiduo visitatore dell'isola negli anni 70. Non solo d'estate dove restavamo per il mese di luglio o a campestre o a castello, ma anche capodanno,pasque s.mamiliani ed ogni occasione era buona per trasferirsi da Firenze con famiglia. Erano tempi d'oro e molto più lasciavi rispetto ad oggi. Le grigliate la sera alla spiaggia di Campese erano di norma. Il rapporto con gli abitanti più difficile ma quando legabi era per sempre. I traghetti scassati ci sono sempre stati Ecco il mio ricordo,sono molti anni che non vado più per motivi famigliari sono questi bellissimi.