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"Il Rumore del Sole": una poesia di Tonino Ansaldo

Una nuova poesia di Tonino Ansaldo che ancora una volta sceglie GiglioNews per presentarla ufficialmente ai gigliesi ed agli amanti della nostra isola. Per chi volesse leggere i versi pubblicati negli ultimi anni, può visitare l'apposita pagina LE POESIE DI TONINO ANSALDO.

Oggi il poeta torna ad ammirare ed esaltare "i posti del cuore" la cui incredibile bellezza spesso sfugge, presi come siamo dalla quotidianità che ci porta a far l'abitudine anche alle meraviglie che ci circondano.

Protagonista oggi degli emozionati versi di Tonino sono gli scogli dello Scalettino, dove è il sole a dominare la scena in un silenzio così intenso da sembrare esso stesso un suono: il "rumore del sole". È un silenzio pieno e vivo, quasi assordante, che avvolge il paesaggio e lo rende immobile e muto, sospeso fuori dal tempo. La luce accende ogni cosa - il granito, il mare, l'aria - trasformando quei divini paraggi in un angolo quasi sacro.

Il poeta è supino sulla pietra arroventata dal sole, sente il calore penetrare nella pelle e si lascia avvolgere sensualmente da un'inebriante ed intensa sensazione fisica. Non dorme, né è morto: è profondamente presente dentro quell'istante assoluto. Anche la natura sembra trattenere il respiro. Poseidone, il mare, "pennica", sonnecchia lo specchio quieto insieme all'amico Eolo, il vento, anch'esso immobile. Tutto tace.

Dentro gli anfratti del granito - i "carchioni" - si insinuano raccolte le anfibie granitole, le piccole lumache marine che vivono aggrappate alla roccia. Stanno unite, coese a grappolo, quasi nascoste nelle fenditure della pietra. Anche lì, nel cuore del granito, pulsa una vita silenziosa e primitiva, perfettamente integrata con l'ambiente.

A rompere quell'incanto arriva soltanto il verso del gabbiano, il "pennuto marino", con il suo religioso cantico d'isola ma allo stesso tempo beffardo riso che attraversa l'irreale silenzio. È l'unico rumore percepibile in un maggio ancora quieto, lontano dalla folla estiva, quando il Giglio conserva intatta la propria anima più autentica.

Nel finale il rapporto tra il poeta e il suo granito diventa totale. Disteso sull'ardente sua pietra, egli sente di fondersi con essa e con il silenzioso rumore del sole in un abbraccio profondo, quasi carnale. Parla di un "dannato incesto" per descrivere un legame assoluto e viscerale con la sua isola, con quella pietra, emotiva fonte di ispirazione e sublime poetessa che diventa madre, amante e musa allo stesso tempo. L'isola non è più soltanto un luogo: è una presenza viva, emotiva, poetica, capace di generare silenzio, memoria e appartenenza.

Il Rumore del Sole

Riva
sullo "Scaletto"
il rumore del sole.

Quivi
di luce accende
e muti rende
divini paraggi.

Supino
nella vampa
son preso
sulla derma
Sensualmente.

Spaventa il silenzio.
Eppur non dormo
né sono morto.

Pennica
invece assai
nostro Poseidone specchio
con Eolo amico.

Nell'acque secche
anfibie granitole
nel grappolo
coese stanno.
Nell'orgia del carchione.

Rompe l'incanto
quel cantico d'isola.
Quel riso beffardo
del pennuto marino.

Di maggio
nient'altro s'ode.

Dentro
il rumore del sole
or m'appresso
nell'amplesso
prono sull'ardente
mia pietra.

Dannato
incesto con essa.
Emotiva fonte.
Sublime poetessa.

Tonino, maggio 2026

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