
"L'Isola del Giglio": un piccolo racconto d'amore per questo scoglio
L'ho scritto ai tempi in cui Chiara era ancora viva. Per tanti, tanti anni andavamo sempre all'isola che c'è, anche d'inverno, perché d'inverno la gusti a tu per tu con il vento che fa suonare il mirto. E gli alberi, che sono pochi e antichi, ti parlano e raccontano storie di delfini giacobini, che, come Cirano con la spada, lor tirano col naso e toccano, toccano i pirati con la benda agli occhi che volevano l'isola ... quella bella più di tutte, quella dei nostri sogni.
Pensavamo fosse inattaccabile dalla stupidità umana, nascosta com'era nei fumosi sogni dei suoi amanti ... ! E invece un giorno un fattaccio ci fece lacrimare il cuore: era la nave dei pirati, la Concordia, col teschio e il drappo dei codardi ... noi però eravamo sicuri che, nonostante questo, avremmo sempre fatto vela verso il nostro indistruttibile scoglio di granito, là in mezzo al mare sotto il cielo di Toscana, verso l'isola nelle onde ... e quanto più ci avviciniamo, tanto più l'emozione ci fa sentire tutto familiare, come se finalmente stessimo tornando a casa.
Ne distingui le forme, tutte ... fin su in cima, al Castello. Per arrivarci devi salire un dedalo di viuzze tra piccole case come fossero tane. È qui che sta il suo popolo orgoglioso, giacobino sempre: lo leggi sulle lapidi sparse qua e là sui muri. In quelle viuzze ogni tanto si aprono le porte e viene fatta festa. Ti invitano a mangiare i loro creati, che sono più che della tradizione, hanno il sapore del sale di un tempo antico. A un tratto ti chiamano a celebrare con loro un rito magico: ti versano il loro vino fatto di sole, vento, salmastro, cresciuto in una terra dove quasi non c'è terra. Questo è l'ennesimo miracolo dell'isola ...
E tutto avviene lì, quando ti accingi a berlo, col suo colore giallo antico, cangiante come il tramonto. Le sue forme danzano come una Carmen selvaggia e felice. E non finisci mai di scoprirne i profumi e i sentori, che sono quelli dell'isola. Poi quello scivolare tondo nel bicchiere ti fa capire che qualcosa si è compiuto: la magica pozione ora forma una miscela di metamorfosi oleosa, come un rosolio magico, sublime. Ti accorgi che non sai se stai veramente soltanto bevendo o se è qualcosa che va oltre, e a volte ti pare quasi di sognare.
Ma sappia colui che volesse catturarlo e imprigionarlo, questo vino diabolico, per portarlo verso lontani lidi: si ritroverebbe triste, accorgendosi che, lontano dall'isola, dal suo granito, dal sole, dal mare, dal suo vento e dalle lapidi sui muri, la magia… fortunatamente muore!
anton m
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