Lupus et Agnus

IL “COLPETTO DI STATO” DI GIOVEDI’ SCORSO E LE CONSIDERAZIONI CHE NE DISCENDONO PER IL PAESE

Questa mattina, m’è capitato di vedere, sulla prima pagina d’un giornale berlusconiano, un folto quanto misto, in termini di “genere”, stuolo di onorevoli, che avanzava alla volta del Quirinale per cingerlo, per così dire, “d’assedio”.

matteo renzi isola del giglio carla gemignani giglionewsPochissimi, in verità, secondo i resoconti-stampa, si sono avveduti che quel tentativo di forzare la mano a Napolitano era, di fatto, assimilabile ad una fattispecie di colpo di Stato, del tutto sui generis, e che l’immagine di quella folla d’esagitati “protestari”, che, per ironia della sorte, assomigliava, mutatis mutandis, all’altrimenti compunto “Popolo che avanza” di Pellizza da Volpedo, costituisce il prodromo, questo è almeno il mio convincimento, d’una rivoluzione, che sta salendo nel Paese, per opera, tra l’altro, non di quelli che pure avrebbero un qualche diritto, quali i disperati, i meno abbienti ed i milioni di disoccupati che caratterizzano l’Italia, di farsene promotori, bensì i primi e sostanziali fautori d’uno “stato di cose”, giunto ormai al limite della tolleranza e della sopportazione, in quanto membri d’una casta, per lo più costituita da privilegiati ed arroganti che, ad ogni piè sospinto, “gridano”, con le tasche piene, all’ingiustizia sociale che loro non patiscono ma fanno patire, alla miseria che loro non coltivano, alla disuguaglianza che, però, li vede sempre, come il Lupo della favola di Esopo (Ad rivum eundem lupus ed agnus venerant siti compulsi: superior stabat lupus, longeque inferior agnus …) star sopra ed accusare chi sta sotto d’intorbidire l’acqua, alla fruizione della lex, dura lex, attraverso interpretazioni nunc et semper ad personam.

Chiedendo venia, per così dire, di questo sfoggio di “latinorum”, che, comunque, mi consente, di primo acchito, di tracciare il quadro di riferimento dello stato del Paese, quale povero tra “i poveri di spirito” che dovrebbero, comunque “ereditare la terra”, mi viene da porre un coacervo di domande  “a chi ci comanda”, a chi, attraverso un parlare ideologico-formulistico, sfacciatamente  ed immancabilmente prevale sulla dabbenaggine dei vilipesi e dei concussi, dei violati e dei mortificati, che sono poi la gran parte del popolo italiano, avvinta, appunto e soprattutto dalle cabale linguistiche di chi la “spara più grossa”.

Ragion per cui, mi viene da domandare a Renzi, che tanto s’”invipera” perché gli altri gli ostacolano il cammino, per altro intrapreso pericolosamente “sgommando”, sulla via delle riforme, in generale (che andrebbero condivise e non imposte), e su quella del Senato e della Costituzione (che, costituendo i pilastri della Democrazia bilanciata e parlamentare, uscita dal famigerato ventennio, dalla guerra, dall’antifascismo e dalla Resistenza, imporrebbero il massimo di cautela nel metterci mano), ma da dove cavolo trae la ferma convinzione che la sua “intrapresa” legislativa (per altro estremamente confusa) sia giusta, bella, nonché rivoluzionaria, nell’insieme ed in ciascuna delle sue partI?

Questa convinzione, in base alla quale, asserisce di voler  andare  avanti ad ogni costo (affermazioni, a mio parere, foriere di disatri), perché lui è nel giusto e gli altri sono solo ricattatori, ignobili, fedifraghi e mentecatti, mi piacerebbe sapere se è solo una sua opinione personale ovvero è frutto d’una verità rivelata, di cui ha potuto, seppure ancor giovane, godere e farne ampio sfoggio, visto che,  in pochi anni, è passato dalla Democrazia cristiana, al Partito Socialista, al PCI ed in ultimo al PD, partiti che, a guardarci bene, presi l’un per altro, non è che fossero ideologicamente affini.

Ma non gli viene il dubbio che possano aver ragione gli altri quando dicono (visto che è andato a chiedere suggerimenti a Berlusconi e con lui se la intende) di temere un’involuzione autoritaria e non certo un processo evolutivo del sistema economico-sociale del Paese?

E, poi, visto che, alla stregua di Berlusconi (che traeva spunto e sigillo di democraticità, in merito ad ogni sua “pensata”, dai sondaggi, a volte anche manipolati) attribuisce il diritto d’andare per la sua strada, grazie all’investitura, ricevuta, tramite PD, dal voto europeo con il 41% di consensi, perché non tiene allora anche conto del fatto, come ha inteso maliziosamente rilevare, di recente, a “Rai News 24”, il professor Pasquino, che l’ultima indagine di Piepoli ha rilevato il 65% di consensi  in favore d’un senato che, per quanto ridotto, sia frutto d’un elezione, con tanto di  preferenze?

Perché il  giovine “fiorentino” dalla dentazione prominente, che, come Creso, è convinto  di poter trasformare in oro tutto quel  che tocca, sempre più politicamente compenetrato nel’uso degli infallibili  artifizi, dispensati, con “Il Principe”, dal Malclavellus, non prende atto d’una realtà lapalissiana che è quella sotto gli occhi di tutti, fatta d’un Debito Pubblico “spaventoso”, d’un’economia allo sbando (che, nel 2014, non raggiungerà nemmeno l’1%  d’incremento del P.I.L.), ed in sostanziale recessione, se la si confronta anche solo con quella dell’Europa, di “entrate” in progressiva diminuzione, di milioni e milioni di disoccupati (i giovani addirittura al 46%), di milioni di famiglie al di sotto della soglia di povertà, d’un malcontento generale pronto letteralmente ad esplodere, etc.

Realtà che non può essere imbelletatta od imbonita da progetti pseudopalingenetici di ripresa, attraverso riforme che solo e quando andranno a regime saranno in grado di produrre ricchezza e dare lavoro.

Caro Renzi, l’Italia va “sfamata” e chi ha fame ha bisogno di mangiare e lavorare subito, non tra anni. L’economia necessita  d’un immediato rilancio, non già di risultati di medio termine, perché se non la si alimenta muore.

Ma ci vuole poi tanto a capirlo?

A capire che stiamo crescendo generazioni di sbandati, insoffisfatti, frustrati, rancorosi, indignati, arroganti e chi più ne ha più ne metta?.

Ringrazi Renzi, quale accattivante “apprendista stregone” d’alto rago, che se, con la faciloneria di cui fa gran mostra, associata ad un presunzione senza eguali, continuera su questa strada, combinerà casini che nemmeno il “topolino” di “Fantasy” della Disney sarebbe mai  riuscito provocare, ringrazi che oggi siamo ormai lontani dai tempi delle Brigate Rosse, perché se l’opera di “bonifica” antiterroristica non fosse stata completata, ed anche  solo qualche radice fosse rimasta abbarbicata al sistema di malessere che attraversa la nazione, ci sarebbero seriamente da temere pericolosissime revivescenze e sulle strade si conterebbero centinaia di cadaveri.

Per fortuna, non siamo ancora al “si salvi chi può”.

Per fortuna, mi dispiace ammetterlo, che nelle pieghe del sistema è rimasto incognito e, quindi, non aggredito dallo “sciupio” di risorse, che, per sine cura, imperizia, malaffare etc. ha contraddistinto questo sciagurato Paese, tanto di quel “nero”, da consentirci di sopravvivere ancora un po’ (come asseriva l’amico Mauro Nocchi, che con me intraprese, tra i primi, l’avventura della S.I.R.M.E.T.).

Se, infatti, così non fosse stato, anche queste risorse, frutto d’un’economia nascosta,  sarebbero state letteralmente e totalmente “bruciate” dalla malapolitica. Se così non fosse stato, con i 2.200 miliardi di Euro di Debito Pubblico che ci gravano addosso come un macigno insostenibile, alla pari dell’Argentina e peggio dell’Argentina che, quantomeno, ha risorse naturali da cui attingere per una speranza di ripresa, è da quel dì che  saremmo già arrivati al “Default” irreversibile ed al fallimento testificato con tanto di bolla notarile.

Ma come si fa, caro, per modo di dire più che per cortesia, Matteo Renzi, tollerare (è notizia di questi giorni), che tra le tante categorie di privilegiati si decida, quasi fosse elemento ripristinatore d’una qualche eguaglianza nel mondo del lavoro, invece dell’ennesima presa in giro, per le retribuzioni della Camera,  un tetto pari a 240.000 Euro all’anno, al cospetto dei milioni di cittadini che fanno letteralmente la fame?

Cosa mai ci si può aspettare da una popolo, che non voglia essere servo, se non la totale indignazione assieme al rischio  di legittime sollevazioni insurrezionali, quando si viene a sapere che,  tra le tante ruberie, malversazioni, corruzioni, concussioni e scandali morali ed etico sociali, tra dipendente e vertice d’impresa, negli ultimi anni, la cosiddetta”forbice” di disuguaglianza retributiva s’è allargata al punto che il rapporto già decisamente scandaloso, di 1 a 200, in molti casi, ha raggiunto la vetta di 1 a 1000?

A questo punto, ben prima di attuare qualsivoglia riforma e  senza abbassare mai la guardia sul fronte dell’evasione fiscale e su quello dell’esportazione illegittima di capitali, per dare veramente in fretta una svolta al sistema, a parte le soluzioni di tipo economico-finanziario, quale, ad esempio, il Fondo Comune di investimento, mobiliare ed immobiliare al contempo, facente capo al Patrimonio dello Stato, di cui abbia già detto qualche tempo addietro, ci sono solo due strade da percorrere: incentivare gli investimenti privati e le nuove assunzioni, attraverso la massima defiscalizzazione delle imprese e dei lavoratori ed attraverso  una drastica riforma dell’istituto dell’”Apprendistato”, atta a favorire nuovi ingressi  e nuove assunzioni; attuare, attraverso una vera e propria patrimoniale, un prelievo forzoso di risorse da impiegare per pagare le imprese creditrici dello Stato (talvolta costrette per questo – è uno scandalo – a fallire) , per ridare il via alle centinaia di opere pubbliche bloccate, per intraprenderne di nuove e per promuovere una nuova politica industriale, in merito alla quale, da decine d’anni, ovvero dal progetto di riforma Altissimo (di cui assieme all’economista, professor Paolo Leon, fui estremamente critico), manca qualunque disegno strategico.

Al riguardo, per concludere, vale la pena rammentare quello che diceva una persona “speciale” e patrimonialmente assai capiente, qual era l’amico Massimiliano Tosatti, di cui “Giglio News” conserva, in “Archivio”, modesti versi che gli ho dedicato.

L’amico Tosatti, per altro d’idee sostanzialmente di destra, che, per anni, da competente qual era, aveva cercato d’individuare la “cura” necessaria per sanare il Debito Pubblico (soprattutto sua è l’idea del Fondo Comune d’Investimeto misto, di cui, tra l’altro, in via occasionale, ma dopo di lui, ha scritto anche l’ex Ragioniere Generale dello Stato, Monorchio), era arrivato alla convinzione che per far ripartire un’Italia ormai al collasso, fosse più che utile, addirittura necessaria, una “sostanziosa” Patrimoniale, ancorchè, lui fosse, tra i primi, a doversene far carico.