
È vero d'Agosto le piccole crociere sono stracolme di gente, che viene dalla mattina al tardo pomeriggio. Si è anche vero che dispregiativamente le chiamano le "carte unte". Questo problema si poteva aggirare se nel passato si fosse preso in considerazione un approdo al Campese.
Nella zona della Marina sfruttando dove ci sono ancora "gli avanzi dei piloni" si poteva presentare un progetto di un pontile che oltre all'attacco delle mini crociere poteva essere un'alternativa per l'ormeggio di barche. Ma si sa quello che da anni propongo è sempre stato o deriso o scartato, dalle grandi menti. Il progetto poteva essere presentato tanti anni addietro, ci sarebbero stati fondi europei e altro. Per un progetto simile tra approvazione e realizzazione sarebbero passati degli anni, ma secondo me la certezza della riuscita c'era.
Invece siamo a leggere di gente scontenta che, ringraziando Dio, si può permettere di venire in vacanza, mentre qualcuno, ormai tanti se non parecchi, alzataccia per una giornata di mare, che spero ricordino con gioia e allegria, magari fra qualche anno torneranno perché quest'isola gli ha lasciato qualcosa in quel breve ma intenso giorno di vacanza.
Ecco in questo momento darvi foco ci sta tutto.
p.s. ogni riferimento non deve essere considerato personale, ma una mia riflessione.
Questo articolo tocca una questione centrale: come coniugare lo sviluppo dell'Isola del Giglio con la tutela di ciò che la rende unica. L'isola merita una visione sostenibile e inclusiva, aperta a chi vi trascorre una stagione e a chi vi approda per poche ore portandosi via — come osserva l'autore — il seme di un ritorno. Il progetto di un pontile nella zona della Marina — sfruttando gli "avanzi dei piloni" e i fondi europei allora disponibili — è l'esempio più limpido di questa modernità mancata. Un approdo multifunzionale per mini crociere e diporto avrebbe risolto due problemi in un colpo solo, eppure proposte lungimiranti sono state, come scrive l'autore, "derise o scartate dalle grandi menti". Intanto le barche restano ancorate al centro della baia: scenario né decoroso né sicuro. I diportisti — che contribuiscono all'economia dell'isola e ne rispettano l'ambiente — meritano un attracco adeguato con servizi degni di questo nome, non la precarietà di un ancoraggio improvvisato. Al tempo stesso, i bagnanti hanno diritto a un mare libero da motori e dai rischi che ne derivano. Sono esigenze complementari che un porto ben progettato soddisferebbe entrambe, restituendo ordine e sicurezza alla baia. Letto l'articolo, resta l'amarezza per le occasioni perdute. L'auspicio — condiviso con lo spirito costruttivo dell'autore — è che in futuro le proposte di chi ama questo territorio vengano ascoltate. Il Giglio ha tutte le carte per essere un'isola moderna e rispettosa del proprio ambiente.