Il catrame minaccia nuovamente il mare dell’Elba, di Pianosa del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Per tutto il pomeriggio a Legambiente sono arrivate segnalazioni di una grande macchia di idrocarburi tra l’Elba e Pianosa, mentre scriviamo sulla spiaggia di Seccheto, a sud dell’Elba, nel Comune di Campo nell’Elba, centinaia di persone stanno tentando di impedire che il catrame arrivi sulla costa. Quello che non si vede invece è la familiare sagoma delle navi gialle del Ministero dell’Ambiente che negli anni scorsi hanno salvato più volte le coste elbane e delle altre isole dalle maree nere sversate dai criminali del mare.
Non si vedono perché solo il 27 luglio scorso, dopo due anni di tagli e lungaggini burocratiche e dopo 7 mesi di sospensione del servizio, il consorzio d’imprese Castalia, ha avuto il via libera dal ministero dell’Ambiente per la stipula di un nuovo contratto che metta in condizione una flotta di imbarcazioni di 5 aziende armatoriali italiane di tornare in mare per il servizio di prevenzione dagli inquinamenti delle nostre coste. Se tutto andrà bene se ne parlerà alla fine dell’estate e le imbarcazioni previste nell’Arcipelago Toscano saranno sicuramente meno delle 5 degli anni passati.
La situazione attuale è quella di isole indifese dagli sversamenti dei criminali del mare.
E così questa è la prima estate negli ultimi 10 anni in cui le acque e le coste italiane si ritrovano prive del servizio di pronto intervento antinquinamento e di prevenzione. Un fatto gravissimo, al quale si è giunti a causa di un lungo “palleggio” di responsabilità tra ministeri dell’Ambiente e del Tesoro. La sospensione del servizio di pronto intervento antinquinamento, avvenuta il primo gennaio 2009, è se possibile ancor più grave considerando il fatto che l’Italia è il Paese del Mediterraneo maggiormente esposto ai pericoli derivanti da sversamenti in mare di idrocarburi e che la metà del petrolio che transita nel Mare Monstrum approda nei porti del Belpaese.
“Lo scempio ambientale conseguente allo sversamento in mare di idrocarburi deve essere fermato – hanno dichiarato congiuntamente Massimo Serafini, portavoce di Goletta Verde, e Umberto Mazzantini, portavoce di Legambiente Arcipelago Toscano – nel Mediterraneo transitano ogni anno circa 2.000 petroliere, ed è inaccettabile che non siano sottoposte a serio controllo. E tante di queste petroliere e di queste navi cariche di sostanze nocive, purtroppo, lambiscono spesso le acque dell’Arcipelago Toscano, che si è ritrovato più volte vittima di sversamenti illegali nel corso degli ultimi anni. In particolare sono state l’Elba e Pianosa, la perla del nostro Parco, a subire le aggressioni del greggio in mare. Ma anziché essere tutelato con maggiore attenzione, il delicato ecosistema marino di cui fa parte l’Arcipelago Toscano è stato privato di risorse fondamentali. Eppure  gli sversamenti in mare di idrocarburi, derivanti da incidenti o da atti dolosi come il lavaggio illegale delle cisterne a mare, rappresentano una vera e propria emergenza, un rischio permanente per il nostro ecosistema marino-costiero, per il turismo e per l’intera economia insulare. Anziché buttare soldi per il nucleare e risparmiare sull’ambiente, ad esempio tagliando i fondi ai Parchi, per scongiurare nuovi disastri ambientali sarebbe necessario un serio investimento in prevenzione (che ad ogni disastro ci viene puntualmente promessa e puntualmente viene diminuita) e sarebbe necessario che le istituzioni, a tutti i livelli, non sottovalutassero questo pericolo e si adoperassero per effettuare controlli più stringenti sulle navi in transito e per promuovere regolamentazioni in materia più precise”.
La situazione di costante pericolo al quale sono sottoposte le coste e il mare delle isole dell’Arcipelago, il suo mare protetto da leggi dello Stato, il Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, non possono essere causati da pirati criminali del mare che tengono ostaggio un’intera comunità insulare mentre il Governo diminuisce sorveglianza, prevenzione e tutela e le Amministrazioni Locali osservano mute e indifferenti questi tagli ad attività vitali per la salvaguardia dell’ambiente e dell’economia turistica e poi, nello stesso tempo, si battono contro un’Area Marina Protetta che potrebbe essere un elemento importante per allontanare i traffici pericolosi dai mari delle isole toscane.