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"Sei il mio cordone ombelicale con il Giglio"
"Sei il mio cordone ombelicale con il Giglio"

La frase avvolgeva la mia figura lasciandomi addosso una sensazione dorata di benessere e di calore; l’isola, la nostra prima madre che non tradiva mai e l’essere, che rinasce nella lontananza attraverso l’emozione sempre nuova del ritorno. Tutto ciò eravamo io e la figlia del maestro Ivo Baffigi, cittadino gigliese che ha lasciato lustro all’isola con la sua musica.

Amicizia bella e ricca di canto con Wilma di là dal mare.

Suonava al suo piano canzoni e stornelli sentiti anni prima cantare dalla mamma; i tasti premuti con determinazione dalle sue fragili dita inondavano la stanza di note musicali, e secondo la nenia narrata, un valzer intristiva, diventava lento, doloroso come la storia di “Nennella” che moriva tra le onde in una notte bruna priva di luna.

Ma il canto assumeva un altro tono, sempre sulla base di un coinvolgente valzer scritto dal babbo e oggi immortalato in un CD di canzoni gigliesi, quando intonava Primo Bacio ... Perché quel bacio ci portava all’isola ... Torno da te isoletta mia bella perché ho nostalgia della casa che un tempo fu mia ... Primo bacio d’amor, quel palpito condiviso tra mare blu sabbia d’or e sol ... Oggi che ho le tempie imbiancate non troverò quell’antico amore, ma ci sarai tu Giglio mio e … qualche cosa rimane perché isoletta ritorno da te ... In quel soggiorno occupato dal suo gattone che ci seguiva sornione, cresceva l’emozione tra due amiche distanti per età, ma legate da sentimenti che facevano bene al cuore. Sentimenti ricchi di gaiezza e buonumore.

“Che strano”, mi diceva a volte parlando della sua famiglia: “due fratelli e due soprannomi: Beppino era detto - di Culisse - il mi’ babbo - dei Maffei - ...” "due stili, due razze, come diciamo in Giglio", rispondevo io sempre sorridendo.

Il nostro sodalizio è stato un inno gioioso di donne gigliesi avvolte dalla stessa bruma castellana che è il nostro Paese; una nebbia a volte così fitta da non far scorgere il lampione a pochi passi, ma fa ritrovare il vicolo, la casa e la luce delle proprie radici.

Avevamo capito io e Wilma che nascere al Giglio è stato un privilegio, una benedizione di mare, di cielo, di cote, e ce lo ricordavamo ogni volta, dando linfa al nostro spirito di guerriere mai stanche; soprattutto lei, dal sorriso accogliente, nella sua lunga e giovanile vita.

Palma