referendum trivelle isola del giglio giglionews
Trivelle e 25 Aprile
Trivelle e 25 Aprile

Trovare un nesso logico tra il referendum di domenica prossima e la successiva ricorrenza del 25 aprile può sembrare difficile, addirittura un po’ forzato. A mio modesto parere, invece, esiste e non è nemmeno cosa da poco.

Trovo infatti singolare che, in un momento come questo, dove già la tendenza generale è quella di non andare a votare, una delle quattro cariche istituzionali più importanti del paese, il Presidente del Consiglio, inviti esplicitamente i cittadini a non recarsi al voto.

Veniamo prima alle cose ovvie, quelle diciamo più scontate. Il non votare, ancorché legittimo dal punto di vista Costituzionale ritengo sia una cosa grave quando l’invito proviene da chi dovrebbe avere a cuore il consolidamento, se non la crescita, del tessuto democratico del paese. Magari non c’è da stupirsi troppo se si pensa che viene da chi governa questo paese non in virtù di un preciso risultato o mandato elettorale ricevuto attraverso un regolare voto democratico, ma solo per merito di un accordo post elettorale, appunto, con alcuni transfughi della parte politica avversa.

Nel merito ci viene detto che questi 400 milioni di euro sono soldi buttati; bastava accorpare il referendum alle comunali del prossimo giugno e gran parte di questi soldi si sarebbero potuti risparmiare. Di chi è la responsabilità di questa non scelta? La sensazione è che si voglia andare sempre di più verso una "americanizzazione" del sistema, se pensiamo che negli Stati Uniti, citati sempre e a mio modesto parere un po’ a sproposito come modello di democrazia, ad eleggere l’uomo forse più importante del pianeta va poco più del 30% degli elettori.

Fin qui le cose ovvie, poco confutabili a parer mio. Veniamo adesso alla cosa  un po’ più seria e cioè trovare un collegamento tra l’invito a non andare a votare del Presidente del Consiglio e la successiva ricorrenza del 25 aprile. Per fare questo vorrei citare la parte finale del "Discorso sulla Costituzione" che Piero Calamandrei tenne il 26 gennaio 1955 ad alcuni studenti universitari presso la sede della Società Umanitaria a Milano (per intero si può trovare con facilità in rete se uno se lo vuol leggere).

Nella parte finale, dopo aver messo in luce con chiarezza come il contenuto di alcuni articoli della Costituzione stessa siano in sintonia perfetta con il pensiero di alcuni tra i più grandi uomini, politici e non, che il nostro Paese ha avuto (Mazzini, Cavour, Cattaneo, Garibaldi, Cesare Beccaria), così conclude: "se voi volete andare in pellegrinaggio nei luoghi dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i Partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, perché lì è nata la nostra Costituzione".

Mi permetto di aggiungere io: andate sulle montagne della Grecia, nel deserto africano, nella steppa russa (dove la strada "era solo nebbia scura e i soldati cadevano a cento all’ora") dove tanti giovani furono mandati a morire inutilmente.

Per il rispetto che si deve al sacrificio di tutti quelli sopra citati, basta questo per me, penso che a votare ci si debba andare sempre.

Buona domenica e buon 25 aprile a tutti.

Angelo Stefanini 15 aprile 2016