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In ricordo di Caterina Baffigi Ulivi

IN RICORDO DI CATERINA BAFFIGI ULIVI

I morti sono morti ed anche solo per questo vanno amati ed onorati, da chiunque.

Non conoscevo, affatto, Baffigi Caterina, quando l’ultra ottantenne, m’ha spedito una lettera gentile e delicata, fatta di belle parole e di riconoscenza, per quel che avevo scritto, in morte del marito, che pur non conoscevo, ma di cui tanto avevo letto su quanto di buono aveva fatto nella vita e per il Giglio.

E poi, nel confermare un’indiretta parentela con mia figlia, attraverso la suocera, Natali, m’invitava ad incontrarci quest’Estate, per illustrarmi più copiosamente, i pregi e le virtù di Beppe Ulivi, che, Sindaco ventenne, con rara volontà e pari impegno, aveva trasformato, da agricolo a “turistico”, il suo amato “scoglio”.

M’avevano, assai colpito le sue parole scritte, che, semplici ed alate, ben “illustravano” un carattere buono e delicato siccome ha scritto, quasi piangendo, una cara amica, con cui, da bimba, aveva anche giocato.

E, per questo, ero curioso di conoscerla senz’ansia, al mare di Campese od al Castello, per farmi raccontare nei dettagli la vita sua e quella del su’ “Beppe”, con cui avea pressoché vissuto un tempo semieterno.

Sono, quindi, convinto che, il grande affetto e la consuetudine d’una vita, trascorsa insieme, mancando all’improvviso, l’abbiano vinta, fragile e minuta quale era, e che il crepacuore abbia accelerato il ricongiungimento con l’amato sposo, dipartito, cui tanto, con l’anima, anelava.