Un frantoio ritrova la luce: dopo 100 anni riapre dentro le mura di Giglio Castello
C'è un pezzo di storia del Giglio che per decenni è rimasto dietro una porta chiusa, custodito gelosamente dalla mia famiglia.
Era il frantoio di mio padre, Biagio.
Oggi, dopo un lungo lavoro di restauro, rispettoso della sua storia e delle sue caratteristiche, ho deciso di riaprire quella porta e di restituire questo piccolo spazio alla comunità.
Non è soltanto una cantina a volta. È una testimonianza di come si viveva e si lavorava un tempo all'interno delle mura di Giglio Castello.
Quando le olive si frangevano dentro il Castello
Già nel 1900 l'Arciduca Luigi Salvatore d'Austria, nel suo libro Die Insel Giglio, raccontava come sull'isola non esistesse ancora una sola strada carrabile e, di conseguenza, nemmeno un carro. Le olive, quindi, non potevano essere trasportate facilmente fino al Porto. Venivano frante direttamente lassù, dentro le mura del Castello, utilizzando piccole presse e macine azionate dalla forza animale.
Lo stesso Luigi Salvatore stimava una produzione di circa 3.500 litri di olio ogni due anni, mettendola in relazione anche con le caratteristiche del terreno granitico dell'isola.
Quella presenza dei frantoi all'interno del Castello è stata poi documentata anche dallo storico Bruno Begnotti, che per circa trent'anni ha studiato l'Archivio Storico dell'Isola del Giglio, ritrovando testimonianze che risalgono già al 1558. Ogni famiglia poteva avere la propria cantina a volta, con l'anello per l'asino e la macina in granito locale.
Lo racconta anche Ennio De Fabrizio nel volume Il territorio, gli abitanti e la storia, spiegando come il frantoio dentro le mura non fosse un'industria nel senso moderno del termine, ma una parte della casa, al pari del forno e della cisterna.
Ed è proprio così che questo ambiente arrivò a mio padre: come pertinenza della casa.
Una memoria che non appartiene soltanto alla mia famiglia
Mio babbo lo custodiva gelosamente. Sapeva che quello spazio, quelle pietre e quella macina non raccontavano soltanto la storia della nostra famiglia, ma una storia più grande, quella di un'intera comunità. Per questo, dopo tanti anni, ho pensato che fosse arrivato il momento di aprire quella porta.
In occasione della Festa dell'Uva e delle Cantine, per la prima volta il frantoio sarà visitabile e tutti potranno entrare, vedere com'è stato conservato e conoscere la storia che racchiude. All'interno sarà inoltre allestita una piccola mostra, pensata per accompagnare i visitatori alla scoperta di questo luogo e della sua storia.
Per questo desidero ringraziare la Pro Loco e, in particolare, Ilva Danei, che si è occupata con grande attenzione e cura dell'organizzazione della mostra. Il suo lavoro ha contribuito a dare ancora più valore a questa apertura e a trasformare il frantoio in un piccolo percorso di memoria.
Date ed orari di apertura
Le porte del vecchio frantoio si apriranno a Giglio Castello nei giorni: 24, 25 e 26 settembre dalle ore 19.30 alle 23.00. Ingresso libero.
Mi piace pensare che per qualche giorno questo luogo possa tornare a vivere, non più con il rumore della macina e il lavoro delle persone di un tempo, ma con le voci di chi verrà a conoscerlo.
Perché custodire un luogo significa anche questo: conservarlo per poterlo raccontare.
E mio padre lo sapeva bene.
Massimiliano Botti
Erede e custode


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